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Notizie e comunicati : Lauria
 

L’ASP DI COSENZA NON RISPETTA IL DIRITTO DI LIBERA SCELTA DEI PAZIENTI CHE SCELGONO DI RICEVERE LE CURE DAL CENTRO AIAS DI LAURIA SOLO PERCHE’ IN BASILICATA

Erogazione prestazioni sanitarie - Ambulatoriali si, domiciliari no

L’ASP di Cosenza, con lettera del 31 marzo 2009, intima al Centro di Riabilitazione AIAS di Lauria di non entrare, a partire dal 1°aprile 2009, in territorio di Calabria ad erogare terapie. Intenderebbe, cioè, obbligare ad interrompere in maniera “violenta” programmi riabilitativi avviati e rapporti tra terapisti e pazienti, consolidati ed esistenti da anni.

L’ ASP di Cosenza intenderebbe, ancora, obbligare i pazienti di Calabria a ricevere cure riabilitative domiciliari solo se erogate da Enti Calabresi. I pazienti, residenti nelle aree calabresi limitrofe della Basilicata, ormai da un decennio curati dal Centro AIAS Lauria, violati nei loro diritti primari, insorgono e supplicano il Centro AIAS di continuare le cure.

Il Centro di Riabilitazione AIAS sta evitando in ogni modo di interromperle fiducioso che la certezza del diritto, il buon senso ed il rispetto verso i propri corregionali sofferenti possano portare ad una immediata soluzione.
D’altra parte la legge parla chiaro: il Decreto Ministero Sanità 18.05.84 testualmente recita “La convenzione stipulata con l’USL di residenza del centro/servizio vale per tutte le UU.SS.LL del territorio nazionale che usufruiscono dei servizi del centro/servizi convenzionato” (Art.13).
La stessa ASP di Cosenza implicitamente ne riconosce la validità non limitando l’erogazione di terapie ambulatoriali a pazienti calabresi. Quindi, ambulatoriali si ma domiciliari no. Nessuna norma successiva ha abrogato quella menzionata e nessuna norma regionale può contravvenirle. Quindi, finchè la Calabria farà parte del territorio italiano, i cittadini calabresi avranno diritto e potranno ricevere cure dagli Enti, residenti in Italia, accreditati ed autorizzati secondo questa normativa.
L’AIAS di Lauria, in Basilicata, da oltre 10 anni eroga trattamenti terapeutici a pazienti dei limitrofi comuni calabresi orgogliosa di essere stata scelta da cittadini che hanno presentato ai suoi uffici le previste autorizzazioni. Mai, in questi anni di normali rapporti di collaborazione con i Distretti Sanitari calabresi, si era posto questo problema.

L’ASP di Calabria, nella baraonda di proteste di pazienti e loro famigliari, spiazzato da tanta sofferenza alla quale come sa è tenuto per la sua stessa funzione a dare risposte diverse, si appella alla necessità di riduzione del processo migratorio.
Ma il programma di riduzione del processo migratorio è un’altra cosa. E’ proprio “un programma”, il cui obiettivo è quello di contenere il processo migratorio senza vietarlo. Un obiettivo a cui si risponde assicurando ancor di più il diritto di scelta e di pari opportunità e offrendo servizi adeguati, riducendo liste di attesa e facendo in modo che il paziente, nell’espressione dell’inviolabile libertà, possa essere orientato a curarsi presso strutture della Regione. Ciò solo se intende farlo. Questo vale per le cure ospedaliere, per le cure mediche e non solo per quelle riabilitative.

A tali programmi si risponde in maniera seria integrando i servizi offerti e, soprattutto nelle zone di confine in cui le strutture di riabilitazione extraregionali sono ad un passo dalla porta di casa dei pazienti, si risponde collaborando apertamente con tali strutture, chiedendone i servizi, nel bene dei cittadini, condividendo un percorso programmatico e magari, se lo si ritiene auspicabile, stipulando apposite convenzioni. Vietare ad una Struttura Sanitaria, in questo caso un centro di riabilitazione, di entrare in territorio calabrese sarebbe come dire che la Calabria è “terra chiusa” alla concorrenza e che il cittadino-paziente calabrese viene espropriato delle sue libertà e vincolato a recarsi in specifiche strutture indipendentemente dalle liste di attesa, dalla qualità del servizio, dalle peculiarità delle diverse strutture e da quanto possa incidere sulla sua scelta.
Ed ancora, la riduzione del flusso migratorio è legata ad un’altra necessità, quella di ridurre le spese del servizio sanitario regionale continuando a garantire la qualità del servizio.

Ma in questo caso giova ricordare che le casse del servizio sanitario calabrese, attraverso i servizi dell’AIAS di Lauria, hanno ottenuto ed ottengono un considerevole risparmio di spesa in quanto le tariffe corrisposte al Centro AIAS sono quelle Lucane, di gran lunga inferiori. Non si comprende, dunque, da cosa sia dettato il provvedimento in questione. Pertanto, certi che la legge è quella ed è indiscutibile come certo è il massimo rispetto che si deve osservare verso il disagio e la sofferenza, allora, forse, è necessario fare un passo indietro e ridare per tempo pacificamente quanto si è, per una “svista”, tolto a chi soffre.

Direzione Centro AIAS – Lauria